Cellulite

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Il termine “cellulite” fu utilizzato per la prima volta nel 1973 da una esperta di bellezza di nome Nicole Ronsard e, sebbene sia linguisticamente improprio, ha riscosso favore pressochè universale in termini di conoscenza e interpretazione.
Da un punto di vista scientifico la cellulite (o più correttamente “liposclerosi”) è una panniculopatia edemato-fibrosclerotica, cioè un processo dismetabolico localizzato alle strutture tegumentarie di determinate regioni corporee, in cui si assiste ad una sofferenza primitiva dello strato ipodermico con il coinvolgimento del microcircolo locale; questo provoca dapprima ristagno di liquidi in eccesso negli spazi intercellulari e quindi, per sofferenza anossica, una conseguente reazione secondaria del tessuto connettivo sia dermico che ipodermico, che esita infine in una sclerosi pluricentrica del pannicolo adiposo.
Tipica, ma non esclusiva, del sesso femminile, la liposclerosi dimostra un carattere abbastanza spiccato di familiarità che può manifestarsi già poco dopo la crisi puberale, ma più spesso fra i 30 e i 40 anni, con un tipico andamento evolutivo in cui si riconoscono le differenti fasi cliniche e quindi istologiche della sindrome.
Importante ed ormai acquisito è il concetto che la liposclerosi delle regioni corporee tradizionali costituisce un inestetismo che si identifica in una malattia, in quanto prodotto di una serie di squilibri organici; tali alterazioni, convergendo e assommandosi, conducono non solo a dismorfismi regionali che turbano l’ armoniosità della figura femminile, ma soprattutto trascinano con se patologie secondarie in campo fisico come nella sfera psichica che non vanno assolutamente sottovalutate.
Come è universalmente noto, il distretto corporeo in cui si manifesta con maggior frequenza la liposclerosi è quello della faccia laterale delle cosce e dei glutei, ove essa determina un aspetto anomalo e caratteristico della silhouette femminile definito dai francesi con l’immagine delle “coulottes de cheval”. Soggettivamente, le pazienti affette denunciano anche senso di parestesie e di pesantezza alle gambe, crampi, intorpidimento e senso di tensione agli arti inferiori.
Tuttavia, sebbene cosce e glutei rappresentino la regione percentualmente più colpita, la cellulite può comparire in diverse altre sedi quali addome, ginocchia, gambe (polpacci e caviglie), braccia, dorso, e i sintomi clinici elencati possono colpire ciascuna di queste.

CELLULITE: SINDROME EVOLUTIVA
Abbiamo pertanto definito la cellulite o liposclerosi come una sindrome a carattere evolutivo, su base circolatoria e dismetabolica, che coinvolge dapprima il tessuto adiposo ipodermico per interessare successivamente il derma e l’epidermide.
La sua evoluzione passa per quattro stadi:
1° STADIO
Eccesso di liquido interstiziale compreso fra cellula e cellula, e dissociazione strutturale degli adipociti.
Clinicamente: L’ obiettività clinica rivela soltanto un aumento della pastosità palpatoria delle zone colpite, edema (gonfiore), assenza di dolore.

2° STADIO
Cominciano a proliferare le fibre reticolari che circondano gli adipociti, mentre appaiono già cellule con tendenza adipofagica, cioè cellule dedite alla distruzione degli adipociti.
Clinicamente: Cute marezzata, impronta alla digitopressione, aumento dell’edema, assenza di dolore.

3° STADIO
Presenza di micronoduli in sede ipodermica.
Clinicamente: Aumento della consistenza dei tessuti, cute “a buccia d’arancia” o “a materasso”, teleangectasie sottocutanee diffuse.

4° STADIO
I suddetti noduli hanno raggiunto dimensioni considerevoli, e sono circondati da una capsula fibrosa consistente.
Clinicamente: Cute grigiastra, dolore spontaneo o provocato, palpazione di noduli ipodermici
Da notare che nella stessa zona di cute si possono ritrovare elementi in stati diversi di trasformazione, dal 1° al 4°.

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